Sospensione della responsabilità genitoriale: basta una condotta potenzialmente dannosa per il figlio
Confermato il provvedimento adottato nei confronti di una donna arrestata e condotta in carcere per aver commesso una rapina
Legittima la sospensione della responsabilità genitoriale della madre arrestata e condotta in carcere per aver commesso una rapina, per giunta armata con una siringa.
Questa la decisione dei giudici (ordinanza numero 32341 dell’11 dicembre 2025 della Cassazione), a chiusura di una vicenda assai delicata.
In premessa, va tenuto presente che per arrivare alla sospensione della responsabilità genitoriale non è necessario che la condotta del genitore abbia causato concretamente danno al figlio, ‘pesando’, invece, anche l’obiettiva attitudine di tale condotta ad arrecare nocumento anche solo eventuale al figlio.
Applicando questa ottica alla vicenda in esame, i giudici sottolineano che il grave comportamento tenuto dalla madre assume rilievo non solo sotto il profilo penale, e delle conseguenze sulla vittima della rapina, bensì anche e soprattutto per le implicazioni relative al suo rapporto col figlio, giacché la sua carcerazione ha comportato l’assenza della figura materna per il bambino, oltre a fornire a quest’ultimo un esempio negativo e pregiudizievole.
Secondo i giudici, quindi, la donna dovrebbe avere la capacità di prendere coscienza del fatto che la sua tossicodipendenza e la sua condotta penalmente rilevante rappresentano un ostacolo ad una crescita serena ed equilibrata del figlio.
A fronte della inadeguatezza genitoriale, allo stato, della donna, è legittimo il provvedimento con cui se ne sospende la responsabilità genitoriale. Ciò nell’ottica di salvaguardare crescita e benessere del figlio. Pertanto, il prospettato avvio di un processo di disintossicazione, da parte della donna, e l’interesse, da lei manifestato, per il mantenimento del legame con il figlio non possono assumere alcuna rilevanza in sede di adozione del provvedimento sospensivo della responsabilità genitoriale, che postula il pregiudizio o il pericolo di un pregiudizio per la prole, senza incidere nel rapporto madre-figlio, il cui legame non viene di per sé interrotto.
Entrando ancor più nei dettagli, sono evidenti i potenziali pregiudizi derivanti al minore dalla costante condotta di vita della madre, coinvolta nel mondo della droga e come tale non idonea ad assumersi la responsabilità delle scelte più importanti riguardanti l’accudimento del figlio nella sua quotidianità e nelle diverse fasi di crescita, con conseguente violazione dei doveri inerenti alla responsabilità genitoriale verso il figlio.